Il futuro dei giochi d’abilità sembra essere sui social network. Ma i social network sono pronti?

Il fenomeno del momento è sicuramente il poker, che nonostante recessione e problemi legali in America non sembra subire rallentamenti . Le WSOP 2011, tenutesi al Casinò Rio a Las Vegas, dovevano essere un test, che il poker ha passato a pieni voti dato l’interesse record che questa edizione ha ricevuto.
Il successo di poker e blackjack online continua sui social network. Basti pensare a Zynga Poker, applicazione presente sul famoso social network di Zuckerberg di cui abbiamo parlato recentemente. Fino a poco tempo il successo di questa e altre applicazioni di giochi da casinò sembrava inarrestabile grazie soprattutto all’aspetto “social”, che manca alle sale da gioco tradizionali e che offre agli utenti l’opportunità di giocare in tempo reale con i propri “amici”senza la necessità di scaricare alcun software. Ma la differenza fondamentale è sempre stata quella di non giocare a soldi veri ma appunto “for fun”.
Recentemente sono però sorti numerosi problemi legati alle app che offrono giochi d’azzardo e skill game, cioè giochi come il poker, in cui l’abilità supera il ruolo della fortuna. La più famosa è appunto quella realizzata da Zynga, che ha visto aumentare vertiginosamente i propri utenti e al contempo ha suscitato malcontento e lamentele che hanno portato a galla questioni sull’effettiva sicurezza di queste applicazioni.
Fino a che si fa per scherzo nessuno si può lamentare più di tanto. Ma con Zynga di scherzo non si è mai trattato. Fin dall’inizio infatti è esistita la possibilità di comprare, pagando con la carta di credito, ulteriori fiches, da aggiungere a quelle gratuite giornaliere. Quando ci sono di mezzo i soldi le cose si complicano: alcune falle nel sistema hanno lasciato numerosi utenti senza fiches, fiches che in alcuni casi avevano pagato.
Un secondo problema di queste app è legato ai cosiddetti “bots”, una stratagemma poco pulito per assicurarsi qualche vincita pur non giocando. Questi bots sono in grado di giocare al posto dell’utente, tramite un software intelligente e con risultati spesso positivi.
L’avvento di questi robots rappresenta una beffa soprattutto per i giocatori di poker, convinti di giocare contro persone in carne ed ossa e che si trovano contro invece software che giocano, puntano, rilanciano e vincono a loro danno senza alcuno sforzo. La delusione e la rabbia di chi da sempre segue le regole e gioca per divertirsi è più che giustificata. Ma questo non basta. Il fenomeno rappresenta infatti un grave danno economico anche per le case produttrici dei giochi, in quanto queste fiches “rubate” vengono poi scambiate in un vero e proprio mercato nero delle fiches, a prezzi di cambio inferiori a quelli imposti.
Problemi come questi segnano ovviamente un grosso flop e le software house dovranno provvedere in qualche modo a ripristinare la loro buona reputazione, cercando di arginare la minaccia di falle e bots per riconquistare la fiducia soprattutto degli utenti paganti.
Il problema però sembra essere difficilmente superabile, dato che gli strumenti offerti dai social network, insieme ai requisiti di velocità e semplicità, non permetteranno mai gli stessi livelli di sicurezza delle poker room e i casinò online garantiti AAMS.
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